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Industriale per professione, artista per passione. Francesco Selvi nasce a Milano nel 1949 e ben presto inizia a tradire il mondo chimico-meccanico, il suo mondo lavorativo, con la fantasiosa realtà dell'arte. L'avvicinamento è graduale: l'obiettivo della macchina fotografica è il primo strumento che utilizza per scrutare ciò che si trova aldilà delle sue fidate e ingessate pareti d'ufficio. Il ritratto, la macrofotografia e quella di paesaggio aumentano la sua passione per le belle immagini, che, con il passare del tempo, lasciano il posto alle belle immagini interiori, le belle immagini della mente. I quadri di Ennio Morlotti, Romano Trojani, Afro, Alberto Burri, Emilio Vedova diventano fonte di inesauribile ispirazione per la pittura di Selvi che si lascia trasportare all'interno della corrente dell'Espressionismo Astratto Naturalista. Il paesaggio c'è, ma è mimetizzato tra le tinte brillanti (rigorosamente ad olio), sgargianti e in alcuni casi improbabili che ingombrano pastosamente, pesantemente, matericamente la tela. E, così, i suoi lavori sono perlopiù astratti (la ripresa della forma avviene solo nei titoli), aprono la strada a raffigurazioni oniriche di un'anima inquieta e curiosa, che vuole cercare di creare emozioni andando oltre le regole che condizionano, sempre più spesso, il vivere quotidiano.

 
 
 

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